
E’ sempre un brivido sottile avere tra le mani per la prima volta un prodotto Apple.
E’ un piacere per metà pianificato ad arte dal Mito della Mela e per metà dato dall’emozione tattile/olfattiva del design di Cupertino: una strategia che parte dall’unpackaging e che ti accompagna sino alla constatazione finale che l’intervento è ultimato, che “tutto è pronto”.
Proprio l’iter di preparazione è il momento per me più emozionate: che sia il portatile di un parente, la sezione utente di un desktop o un i-qualcosa, l’assemblare la configurazione ideale è un processo mentale che tende all’Infinita Perfezione.
Anche adesso, che sto aspettando un macbook non recentissimo per una postazione secondaria per il lavoro, già assaporo mentalmente l’attimo in cui poggerò le dita per la prima volta sulla tastiera ed il progressivo configurarsi dell’account.
Poi, quando lo chiuderò soddisfatto, la frase sarà esattamente la stessa di sempre:
“E’ pronto”.
Oggi è uscita la prima immagine abbastanza particolareggiata del costume di Captain America nel quasi omonimo film “Captain America The First Avenger”.

E’ la blogosfera è esplosa in un nerdogasm contagioso da cui non sono immune.
Premesso che il costume raffigurato nella foto probabilmente è la versione WW II, ovvero l’ibrido soldato/supereroe ispirato dalla Linea Ultimate da cui poi sfocierà il costume iconografico, ecco le mie impressioni.

Pro:
L’elmetto è ben realizzato e, udite udite, le alette stampate non risultano assolutamente ridicole (fanno molto “serbatoio del bombardiere” ma non stonano con il contesto).
Anche lo scudo, che qui si vede in versione rotonda al posto del primo “a distintivo”, appare quasi reale. Forse troppo piccolo, ma questo varia da disegnatore a disegnatore nei comics.
I guanti, vero obbrobrio della versione a fumetti classica, qui sono superbi: pelle marrone e rispetto al modello, pur innovandolo.
Parimenti vale per le tasche, da molti odiate quando furono”traslate” dal Cap. Ultimate a quello originale, che sono invece perfettamente verosimili e si abbinano cromaticamente ai guanti (e, probabilmente, agli anfibi che sostituiscono fortunatamente gli orribili stivali da “pirata/colonizzatore delle Americhe”).
Contro:
Il grigio, il grigio! Capisco che il costume di Cap. riprende il “paracadutista guerraiolo” (vedasi moschettoni sul petto, su cui mi soffermerò dopo) e che quindi non è molto furbo atterrare di notte e/o girare per i campi di battaglia con il bianco addosso, ma quel grigio è osceno (e la stella sul petto e la zona addominali rimangono bianchi, ergo qualcosa non va nella idea di fondo alla base del progetto).
I pantaloni sono fedele imitazione del modello dei combattenti della WW II, questo lo si comprende. Ma Steve Rogers (e l’attore che lo interpreta) ha un fisico imponente che dovrebbe intravedere anche sotto la divisa: gli addominali spiccano, e le gambe? Si perdono in quei sacchi extralarge (forse volevano coprire le pudenda del Sogno Americano? Mah).
Stesso discorso per la pistola. Lo so che l’ambientazione è la guerrablahblahblah, ma un’arma da fuoco stona su Captain America: lui non uccide perché incarna la Forza Degli Ideali U.S.A., lui è tutto quello che c’è di buono nell’Essere Umano. Poi, spendi milioni di dollari per creare il Supersoldato e gli dai una pistoletta come a tutta l’altra carne di cannone? Meglio lo scudo che sfreccia e sbatanga ovunque, fa più scena per i nazi, la Luger modificata lasciamola a Bucky/Cap. che, senza siero, combatte con un braccio bionico russo di 50 anni fa (e ha tanto bisogno di aiuto).
Giudizio sospeso:
Ad un primo esame, i moschettoni sul petto sono stati una mossa geniale per rispettare l’iconografia tradizionale sulla zona addominale: siamo sinceri, un tizio che gira con le strisce bianco-rosse (Vicenza!) sulla panza fa ridere. La linea visiva dei moschettoni, che da grigio (ugh!) passa a rosso, è un elemento a cui pochi avrebbero pensato. Solo che sono uniti al grigiume di cui sopra (ugh!) e quindi li aborro.
I tizi sullo sfondo del protagonista sono talmente anonimi che non si riesce a capire chi siano: visto che non gli sparano addosso direi che non sono ne dell’Hydra ne truppe nazistoidi, quindi sono i cosiddetti “buoni”. Propendo, dal richiamo sulla loro armatura/attrezzatura alle linee dei moschettoni di Cap., che siano le truppe scelte di appoggio per una missione di infiltrazione (sono neri come il petrolio - sì è una battuta sull’America) e, quindi, che si possa trattare o di una superfanteria inventata appositamente per il film (complimenti, sembrano i G.I. Joe) oppure, per il periodo filmato, degli Howling Commando di Nick Fury e Dum-Dum (che, col tempo, diverranno l’ossatura dello S.H.I.E.L.D., tutti con il loro bravo jet-pack e iperfucilone tecnologico).
Per il resto aspettiamo la visione del film: tra Thor, il reboot di Spider-Man teen/emo, Iron Man 3 e mille altri progetti (Hawkeye!), direi che la possibilità di gioire come dei piccoli marvelzombies o di flagellarsi gli ammenicoli è davvero concreta.
Postato 1 anno fa
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Oggi è stata una giornata segnata da una strepitosa legal combo, seppur Cheese Victory.
Cosa è una legal combo?
Legal combo (ma possono esserci numerose varianti a seconda dell’attività) è una serie di operazioni strategicamente pianificate da effettuarsi presso le Cancellerie dei Tribunali in modo da collimare perfettamente per tempistica e scopo, al fine di incatenare la giusta sequenza per tornare in Studio prima della chiusura ed avendo adempiuto ad OGNI incombenza.
Esempio.
Premesso che il tempo necessario per avere copia autentica dell’atto è di giorni 3 dalla domanda in tribunale, nei due giorni successivi alla richiesta si prepara un ricorso (non in scadenza, troppo semplice) da depositarsi a ruolo, ufficio che si trova davanti alla cancelleria del ritiro.
Poi, si esce dallo Studio con in borsa le relate di notifica e cartoline già redatte per pinzarle alle predette copie autentiche e ci si reca tempestivamente all’Ufficio Notifiche Esecuzioni Protesti che si trova appena fuori il Tribunale.
Combo!
E via così.
Il coefficiente di difficoltà (bonus moltiplicatore) si aggiunge quando gli orari di apertura e chiusura non collimano tra gli uffici, ergo occorre essere in fila al momento giusto nel posto giusto per non tardare e trovarsi le porte inesorabilmente sbarrate, oppure quando gli eliminacode sono sincronizzati tra di loro (evento fortemente condizionato da variabili come le soste caffè degli impiegati, chiusure ingiustificate, assemblee sindacali o ritiri improvvisi di colleghi per palese abbandono di ogni speranza) ed occorre essere ubiqui per controllare il proprio turno.
Sopra i 3 hits consecutivi scatta rigorosamente la Special.
Questa è stata la mia odierna (tre ore e mezza, 9.00 am / 12,30 pm):
ARE YOU READY? FIGHT!
HP sveglia ed uscita di casa alle 7.00 (bonus first strike), MPx3 fotocopie multiple per fascicolazione ricorso Giudice di Pace, →← LP redazione iscrizione a ruolo, LK preparazione relate e cartoline di notifica per copie autentiche Cancelleria 1, ➘➙➚ ➘➙➚ HP entrata tribunale + ←➘➙➚ HPx2 ritiro biglietti eliminacode (2 hits), LKx2 accesso Ufficio Decreti Ingiuntivi per controllo emissione decreto provvisoriamente esecutivo, ↓↑ MP Cancelleria fallimentare per deposito atto domiciliatario (bonus cancel mode), MP accesso Cancelleria 1 + ←→ LP ritiro copie autentiche memoria + ↑↑ MK pinzatura relate di notifica (3 hits), MPx3 fotocopie copie autentiche del decreto provvisoriamente esecutivo + LKx2 2° accesso Ufficio Decreti Ingiuntivi per richiesta copie autentiche (3 hits), →→↓ HK accesso Ruolo, ↓➘→ MP accesso UNEP (bonus prima della chiusura ore 11.15)+ LKx3 notifica copie autentiche memoria + MK ritiro atti in cassetta + HK ritiro notifiche (Special!), LP ritiro duplo uso trascrizione immobiliare presso centro servizi, LPMPHP accesso Giudice di Pace + ↓← deposito ricorso + MKx3 fotocopie copie autentiche decreto (3 hits).
← ➘➙➚➘➙➚ LPMPHP Ritorno in Studio sotto pioggia senza ombrello (Cheese Victory).

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Per molto tempo ho cercato di astrarre questo sito dalle mie faccende personali, concentrandomi sugli aspetti leggermente più ludici o dedicando più spazio alle meraviglie nascoste del web.
Tuttavia, essendo appellato questo sito come iSDC (SDC AKA Simone Dalle Carbonare), è chiaro che la parte personale è pur sempre assai importante: dunque questo post è molto blog-like e serve a sanare una piccolissima ferità dell’anima.
In questi giorni sono stato occupato a prendere una decisione per il mio futuro sportivo amatoriale: da anni ormai, per svago e per domare il dilagante fisico, gioco come portiere di calcio indoor/calcetto/futsal in una squadra locale.
Dopo un paio di stagioni travagliate da infortuni (menisco e rottura del quinto metacarpo), avevo abbandonato la squadra per incomprensioni con il tecnico del tempo e con un tizio (chiamiamolo per rispetto della privacy “Eddie”): più che la mancanza di rispetto da parte del coach, poi rivelatosi persona poco adatta al ruolo, la ragione maggiore del mio abbandono fu che Eddie era stato (ed è) un vero pain-in-the-ass (mai espressione anglofona fu migliore di qualsiasi corrispondenza italiana).
Il problema non era confinato alla semplice competizione per un posto in campo (non vorrei essere frainteso), ma gli svariati comportamenti segnati da piccole e grandi scorrettezze, presuntuosità, maleducazione verso i compagni, ignoranza e prevaricazione erano conosciuti a molti ed oggetto di biasimo: pur con enormi sforzi, cercai di ignorarlo per non compromettere la serenità del gruppo.
Ad ulteriormente peggiorare la questione, giunse anche un fatto gravissimo sotto il profilo morale, oltre che sanzionabile penalmente (glisso per decenza, ma Eddie prima mentì a tutti e, sollecitato a riparare, reiterò il malcostume): la misura fu colma e me ne andai a giocare altrove per incompatibilità totale, senza sbattere la porta e cercando di minimizzare l’urto per non turbare l’ambiente.
Dopo un semestre in cui giocai in un’altra maggiore divisione, Eddie ebbe un grosso infortunio e fu costretto a smettere di giocare per il resto dell’anno.
Vista la mia squadra in grande difficoltà e superato l’imbarazzo iniziale, ci si accordò per un mio ritorno, segnato tra l’altro da un rinnovato feeling sul campo (con ottimi risultati a detta di molti) e, soprattutto, fuori dallo stesso: dentro di me, però, già immaginavo come si sarebbe evoluta la questione per l’anno 2010/11.
Infatti, in questo mese solitamente si sondano gli umori per riaffrontare la nuova stagione e, naturalmente, superato l’incidente, Eddie ha espresso il desiderio di tornare.
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A dire il vero, nei mesi scorsi c’era già stato un precedente in cui, per testare la forma fisica, il suddetto aveva fatto una visita durante un allenamento: il risultato fu che, seppur con due portieri impegnati a prepararsi per il campionato, Eddie si piazzò in porta ignorando l’usuale turnazione con i colleghi, costretti ad interrompere la propria preparazione ed a guardarlo provare a parare qualche tiro.
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Chiaramente, visti e precedenti e considerato il fatto che ancora oggi aspetto una qualche spiegazione e/o scusa da Eddie per il suo comportamento allucinante (qualcuno ancora non ci crede a cosa combinò al tempo!), il problema per me urgeva.
Venti giorni fa avvertì la “dirigenza” (spiegherò dopo il perché delle virgolette…) che, anche se la mia volontà era di restare, desideravo qualche delucidazione sul futuro, ovvero come si sarebbero gestiti i non voluti, ma probabilissimi, scazzi; inoltre, cercai di comprendere se fosse previsto un preparatore per i portieri che avrebbe risolto molti problemi.
A dire il vero, sapevo anche che FORSE ci sarebbe stato un terzo portiere e, seppur la presenza di un altro collega avrebbe alleviato la tensione, stavolta per amor proprio sapevo che non sarei riuscito a sopportare silenziosamente gli atteggiamenti di Eddie.
Il risultato?
La ponziopilatesca risposta fu che loro accettavano tutti per il bene del gruppo e non avrebbero preso alcuna decisione: capivano tutto, gli dispiaceva sotto il profilo personale e tecnico, che avevo ragione ma non si sentivano di gestire la vicenda blah blah blah.
Tradotto: se volevo restare, non essendoci una vera e propria dirigenza, da inizio stagione avrei dovuto arrangiarmi visto che l’unica voce in capo sarebbe stata l’allenatore (che personalmente stimo ma che ha come priorità il seguire tecnicamente il resto della squadra).
Ora, capisco perfettamente che il fine ludico della società è prioritario e che nessuno vuole/può impegnarsi troppo, che il lavoro ruba tempo e risorse etc etc, ma il modo in cui si è affrontata la vicenda mi ha ferito.
Perché?
Avendo per anni gestito parecchie persone con diversi caratteri in Goliardia a Bologna (da venti a trenta direttamente fino ad organizzare eventi con centinaia di persone), so per esperienza che tutti apportano qualcosa ad un progetto e tutti meritano un minimo di rispetto, anche il meno presente ed il meno talentuoso: insieme si vince, insieme si perde.
Invece, vuoi per inesperienza o scarsa propensione al dialogo, nella piccolissima questione nessuno ha preso una posizione netta o mi ha cercato di sua iniziativa per spiegare le sue ragioni; addirittura, se alla presentazione della squadra non avvessi fermato i referenti per salutare educatamente, probabilmente tutto sarebbe ancora nel limbo decisionale (per loro).
Ed io allora lascio.
E me ne vado amareggiato dalla consapevolezza che non capiranno mai che non si può non scegliere, che in nome di un accettare tutti hanno comunque escluso una persona per cui dicono di provare stima.
Inoltre, sicuramente non comprenderanno che, al di là delle valutazioni generali, si può gestire MEGLIO qualsiasi situazione umana, basta volerlo e sforzarsi: ieri sera non avevo ancora deciso il mio futuro, ma mi è stato sufficiente testimoniare il loro dare per scontato la mia persona, poiché presente, per farmi desiderare di aver già deciso molto prima.
Davvero non c’erano soluzioni?
Ne propongo io alcune:
Sarebbe bastato che qualcuno si prendesse la briga di parlare ai portieri a inizio anno e chiarire la questione che ha causato la frattura (niente scuse, solo un paio di spiegazioni e la promessa comune di non mancare di rispetto a nessuno).
Sarebbe bastato nominare un referente per gestire eventuali problemi.
Sarebbe bastato cercare un preparatore dei portieri (un paio di nomi mi vengono in mente), anche solo formalmente.
Sarebbe bastato essere più chiari e stabilire già delle gerarchie (pure a mio sfavore, io sono per la meritocrazia).
Sarebbe bastato parlarmi prima dell’incontro di ieri.
Sarebbe bastato parlarmi.
Sarebbe bastato fare qualcosa.
Sarebbe bastato.
Sarebbe.
Una volta pensavo che almeno nello sport il gruppo fosse più importante dei singoli, si vede che sbagliavo.
P.s.: mi è appena arrivata la conferma di una proposta, accetto con entusiasmo rinnovato e in bocca al lupo alla mia ex squadra.